Valter Lavitola è stato ascoltato per due ore in Procura nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci; si è detto estraneo alla vicenda e ha ribadito di avere un rapporto fraterno col conduttore.

Ranucci e Lavitola (La Presse)

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Si è avvalso della facoltà di non rispondere, ha detto di non avere nulla a che fare con quella storia ma ha rilasciato dichiarazioni spontanee sul suo rapporto di amicizia con Sigfrido Ranucci. E, in merito al presunto sopralluogo, quello che avrebbe fatto insieme a Gomes Clesio Tavares, ha spiegato che è possibile che si trovasse lì, ma per altri motivi: frequentava anche l'abitazione del giornalista, e viceversa. Così Valter Lavitola, implicato nell'inchiesta sull'attentato al giornalista di Report e ritenuto dagli inquirenti il mandante. L'imprenditore, ex giornalista ed ex editore, è stato ascoltato per circa due ore, nella stanza del procuratore capo Francesco Lo Voi.

"Il mio assistito – dice a Fanpage.it l'avvocato Arturo Cola, che insieme all'avvocato Sergio Cola difende Lavitola – si è avvalso della facoltà di non rispondere, rendendo dichiarazioni spontanee. Ha affermato la sua totale estraneità alla vicenda. Ha raccontato del suo fraterno rapporto di amicizia con Ranucci, che è incompatibile con qualsivoglia tipo di movente. Ha spiegato che Gomes è per lui come un figlio e che attualmente si trova in Camerun, non per sfuggire alle indagini ma per curare degli interessi che Lavitola ha lì relativamente ai carbon credit". In merito al presunto sopralluogo del 15 settembre, che è nell'imputazione provvisoria e che sarebbe stato fatto insieme a Gomes presso l'abitazione di Ranucci, Lavitola ha detto di non ricordare di essere andato lì ma di non escluderlo perché si frequentava con Ranucci anche nelle rispettive abitazioni ed è possibile che insieme a lui ci fosse Gomes, che è il suo tuttofare.