Per Fanpage su Ranucci soltanto fango. Ma per gli inquirenti dietro l'attentato c'è Lavitola. Gasparri contro il Tg1: "Nell'edizione delle 8 nessun accenno alla vicenda"
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
C’è chi prova a negare l’evidenza. O meglio, una pista che non sta seguendo un qualunque scapestrato, ma la Procura di Roma che sta conducendo una dettagliata indagine sul caso Ranucci.“Non c’è ancora un mandante”. È questo l’inizio del post social di Fanpage che accompagna un pezzo intitolato “la macchina del fango contro Sigfrido Ranucci si è già accesa”. Ma come non c’è ancora un mandante? Gli inquirenti che indagano sull'attentato al giornalista hanno identificato in Valter Lavitola la mente dell’azione dinamitarda verificatasi lo scorso ottobre davanti all’abitazione del conduttore di Report a Pomezia.Gli inquirenti hanno infatti acquisito sette manoscritti, appunti, tre telefonini e due pen drive appartenenti a Lavitola, che è stato nei giorni scorsi oggetto di perquisizione da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati. Dire, quindi, che non c’è il mandante è oggettivamente errato, essendoci una persona iscritta nel registro degli indagati proprio per questo motivo. Certo è che Lavitola non è stato ancora condannato, per cui la presunzione di non colpevolezza è d’obbligo e quanto mai necessaria, ma serviva quantomeno che venisse specificato.













