Sono trascorsi ormai cinquant'anni, ma niente di quel giorno è stato dimenticato, specie da chi abita in quelle zone. Il 10 luglio 1976 una nube tossica si sprigionò dalla fabbrica Icmesa di Meda: le cittadine di Desio e di Seveso vennero investite in pieno, subendo un danno ecologico mai visto prima. Quello che è passato alla storia come "disastro di Seveso" viene di diritto annoverato fra i più gravi incidenti industriali dell'epoca più recente.Mattarella: "Evento drammatico, uno dei più gravi a livello globale""Il disastro ambientale che, cinquant'anni fa, dalla periferia di Meda sconvolse la comunità di Seveso e coinvolse anche quelle di Cesano Maderno e Desio, fu un evento tra i più drammatici che il nostro Paese si sia trovato ad affrontare e, ancora oggi, i suoi effetti inquinanti lo fanno considerare uno degli eventi più gravi a livello globale. Un intero paese, un'intera zona della operosa Brianza si fermarono. L'intera Regione, l'intera Italia erano sgomente". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a Seveso alla cerimonia ufficiale per il cinquantesimo anniversario del disastro."Ci furono reticenze e occultamenti gravissimi""Risalta molto ancora oggi, a distanza di cinquant'anni, l'intollerabile irresponsabilità dei vertici aziendali - ha detto il Capo dello Stato - con il colpevole ritardo con cui fornirono notizie della gravità di quanto stava accadendo. La presenza di diossina nell'aria fu così prima taciuta, occultata, quindi minimizzata. Altrettanto sconcertante è la circostanza che soltanto il disastro svelò che, nello stabilimento, veniva prodotto triclorofenolo, altamente pericoloso. Reticenze e occultamenti gravissimi". Quando scattò l'allarmeAlle 12.37 del 10 luglio di 50 anni fa scattò l'allarme: un forte surriscaldamento fece saltare il sistema di sicurezza di un reattore chimico: la temperatura interna superò i 500 gradi e si scatenò una pericolosa reazione chimica che portò alla formazione di una densa nube tossica a base di diossina. Per la precisione, si parlò di TCDD (tetraclorodibenzodiossina), un composto altamente tossico per l'essere umano e l'ambiente.La nube bianca si levò dallo stabilimento e il vento la spinse a sud, verso la bassa Brianza. A essere investite dal composto tossico furono Meda, Cesano Maderno, Desio e soprattutto Seveso. Fu una vera e propria emergenza sanitaria e ambientale.Gravi problemi fisici e ambientaliNon si ebbero morti, non nell'immediato, ma col tempo molte persone, in particolare bambini, svilupparono cloracne, una severa patologia cutanea che si manifesta con cisti, cicatrici e lesioni della pelle. Col tempo, cominciarono a insorgere anche patologie tumorali.Gravissimi anche i danni riportati all'ambiente, con oltre 3mila animali morti per avvelenamento. Altri 80mila vennero abbattuti per tutelare la catena alimentare.Dieci anni per decontaminareCi vollero oltre 10 anni per ultimare il processo di decontaminazione. A distanza di cinquant'anni il pericolo è diminuito, ma è ancora presente. Si continuano a studiare gli effetti a lungo termine della tetraclorodibenzodiossina, capace di provocare tumori e gravi danni al sistema nervoso. Non solo. Il composto chimico, pericoloso anche in piccole dosi, agisce anche sui reni, sul fegato, sul sistema circolatorio, e può ridurre la fertilità. Gravi anche le conseguenze sulle donne incinte: c'è infatti il concreto rischio che il feto possa sviluppare malformazioni.Il sistema sanitario ha condotto una lunga ricerca, seguendo da vicino la popolazione colpita. Il programma di monitoraggio ha interessato una platea di 280mila persone, di cui 6 mila residenti proprio nelle zone maggiormente esposte al TCDD. Nelle aree investite dalla nube tossica è stato riscontrato un incremento di tumori al tessuto linfatico ed emopoietico, soprattutto nelle donne: linfomi non-Hodgkin, nella cosiddetta zona A, e poi altre tipologie di linfomi e mielomi. Importante anche il numero di casi di leucemie, in particolar modo negli uomini. Secondo un'altra ricerca, pubblicata su Plos Medicine, dopo tre anni dal disastro i bambini nati in quelle zone erano 6 volte più a rischio di alterazioni della tiroide rispetto ai neonati nati altrove.Cosa c'è oggi in quella zonaDove un tempo avvenne il disastro oggi si trova il Bosco delle Querce, un parco verde di ben 43 ettari. Nel 2025 ha ottenuto il Marchio del Patrimonio europeo. In occasione del cinquantesimo anniversario si terrà una commemorazione alla quale parteciperà anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, affiancato dal governatore della Lombardia Attilio Fontana.Le parole dell'ex sindaco"Ho visto paura, dignità, scelte difficili. E ho visto la città rialzarsi. A distanza di tempo posso dire che tutto è finito bene. La comunità ha ripreso vita, fiato, presenza. Sono convinto che la capacità di accogliere e l’attenzione al sociale che oggi caratterizzano Seveso derivino proprio da quell'esperienza", ha dichiarato a Tgcom24 l'ex sindaco di Seveso Giuseppe Cassina, che ha aggiunto: "Morivano gli animali, si evitava di mangiare verdura, circolavano notizie allarmanti e contrastanti sulla diossina. La gente era spaventata, ma mantenne un comportamento composto. La reazione fu dignitosa, mai sopra le righe".