Roma, 10 luglio 0226 – Ci sono cose che tornano ogni estate e, assieme al caldo e alle zanzare, puntali arrivano anche le leggende metropolitane. E quelle sul ventilatore acceso di notte mentre si dorme – che, nelle versioni buone, fa venire torcicollo, raffreddore o allergie; e nelle varianti più drammatiche arriva a provocare paralisi, infezioni fino anche alla morte – non mancano mai.

Video e tutorial coi più disparati luoghi comuni sui rischi legati ai ventilatori sono centinaia e di tutte le varianti, ma quello che ritorna ormai da anni assieme all’afa estiva e che si è guadagnato il livello più alto, tanto da avere anche una pagina Wikipidia dedicata, è la “fan death”, la morte da ventilatore.

Cos’è la “fan death”: bufala o verità?

È una paura che circola da oltre vent’anni, ha origine in Corea del Sud – dove raccontano che un ragazzo una notte sarebbe rimasto vittima del suo ventilatore – senza però che nessuno studio serio l'abbia mai confermata. Eppure a ogni ondata di caldo la morte da ventilatore resuscita, sempre poi con nuovi dettagli e varianti che si adattano bene alle situazioni più torride.

Certo poi crederci è un’altra cosa, ma per non rischiare meglio essere prudenti. Perché se probabilmente il ventilatore non uccide, però fa ammalare. Ma anche questo è un mito da sfatare nonostante sia molto radicato.