«Non si poteva prescindere da quella verifica». Così il pm Attilio Offman aveva chiesto la condanna dell’idraulico imputato per la morte di Renato Bocchiola. Ieri il giudice Graziana Cota gli ha dato ragione, pronunciando una sentenza di condanna a un anno e 30 giorni di reclusione, con la sospensione condizionale della pena, esattamente come richiesto dall’accusa.La vicenda riguarda l’esplosione avvenuta nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 2021 in un’abitazione di Savigliano. Renato Bocchiola, 66 anni, rimase pesantemente ustionato e morì il 27 ottobre successivo dopo settimane di ricovero. Secondo la Procura, la tragedia avrebbe potuto essere evitata se, alcuni mesi prima, fossero stati eseguiti tutti gli accertamenti previsti dalla normativa in seguito alla segnalazione di un odore persistente di gas. Omicidio colposo Imputato per una mancata verifica, con l’accusa di omicidio colposo, è stato l’idraulico Dario Mellano, intervenuto nell’abitazione nel luglio 2021 proprio per accertare la presenza o meno di una fuga di gpl. Per l’accusa, il tecnico si limiterà a controlli ritenuti insufficienti, omettendo la prova di tenuta dell’impianto con il metodo della caduta di pressione tramite manometro, considerata fondamentale in presenza di una segnalazione di quel tipo.Nella requisitoria il pm Offman aveva sottolineato come «non si trattasse di una verifica qualsiasi». «Era stato segnalato un persistente odore di gas – aveva ricordato in aula – e proprio per questo il presupposto imponeva una prova di tenuta dell’impianto. Non si poteva prescindere da questa verifica». Secondo il magistrato, il cerca-fughe utilizzato dal tecnico «non rappresenta il controllo più accurato» ed è destinato principalmente agli interventi di manutenzione ordinaria. Le testimonianze Nel corso del processo sono stati ascoltati anche i vigili del fuoco intervenuti dopo l'esplosione. Uno dei pompieri ha spiegato come, una volta riattivata la fornitura e aperti i rubinetti, gli strumenti in dotazione avevano consentito di individuare una perdita nel tubo flessibile che alimentava il piano cottura. «Seguendo le tubature abbiamo rilevato una fuga sotto il lavello. Sia il cerca-fughe sia l’esplosimetro hanno confermato la presenza della perdita», ha dichiarato. Davanti alla giudice ha deposto anche il proprietario dell’immobile, inizialmente indagato e poi archiviato. Ha confermato che l’impianto era alimentato da un bombolone di gpl e che l’inquilino aveva più volte lamentato la presenza di odore di gas, circostanza che aveva portato a richiedere l’intervento dell’idraulico.Di opposto parere i legali della difesa secondo cui non c’era alcun nesso causale tra l’esplosione è l’operato dell'idraulico. «È un idraulico, non un medico. Tra il controllo e l’esplosione sono passati circa settanta giorni - ha affermato uno dei difensori -. Non poteva prevedere che dopo mesi i residenti avrebbero ignorato segnali di pericolo inequivocabili».