La Procura di Cuneo ha chiesto un anno di reclusione per un idraulico accusato di non aver effettuato controlli approfonditi dopo la segnalazione di un odore di gas nella casa di Renato Bocchiola, 66enne di Savigliano. Due mesi dopo l’uomo morì a seguito di un’esplosione causata da una fuga di gas GPL.

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A quasi quattro anni da quella tragedia che costò la vita a un pensionato di Savigliano, in provincia di Cuneo, la vicenda approda alla fase decisiva in tribunale. Al centro del procedimento c'è il lavoro svolto da un idraulico del posto: secondo la Procura non avrebbe effettuato controlli sufficientemente approfonditi dopo la segnalazione di una possibile fuga di gas nell'abitazione della vittima.

I fatti risalgono all'estate del 2021. Alla fine di luglio, il signor Renato Bocchiola, 66 anni, preoccupato per un persistente odore di gas avvertito nella propria casa, chiese l'intervento di un tecnico per verificare l'impianto. Durante il sopralluogo venne utilizzato un cercafughe, il cosiddetto "naso elettronico", uno strumento impiegato per individuare eventuali perdite. L'ispezione, tuttavia, non evidenziò anomalie e non furono riscontrati problemi tali da richiedere ulteriori interventi. Secondo la ricostruzione della dell'accusa, proprio in quella fase sarebbe stata sottovalutata una situazione potenzialmente pericolosa. Per la Procura di Cuneo, infatti, la segnalazione di un odore di gas così persistente avrebbe dovuto indurre l'esperto a eseguire verifiche più approfondite rispetto a quelle effettuate. In particolare, il pubblico ministero Attilio Offman sostiene che sarebbe stato necessario procedere con una prova di tenuta dell'impianto attraverso la verifica della caduta di pressione oppure con controlli al contatore, anziché limitarsi all'utilizzo del cercafughe.