Un tubo di scarico fumi fissato in modo scorretto e una taratura errata della caldaia. Due errori tecnici che, combinati, avrebbero generato una concentrazione di monossido di carbonio talmente elevata da risultare letale in pochi minuti. È questo, in sintesi, quanto emerso dall'incidente probatorio conclusosi venerdì davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Udine, Mariarosa Persico, in merito alla tragedia di Forni di Sopra che lo scorso inverno costò la vita a Patrizia Pontani, 66 anni, e al marito Maurizio Chisciotti, 73.

La coppia, lei originaria di Viterbo ma da tempo residente a Pordenone, lui cresciuto a Sequals, aveva raggiunto l'abitazione di via Tiviei 11 in Carnia per trascorrere le vacanze natalizie. Con loro anche la figlia Laura, che solo per un caso riuscì a salvarsi. Nella notte tra il 25 e il 26 dicembre 2024, la donna fu la prima ad accusare un improvviso malessere. Confusa e stordita, riuscì ad affacciarsi a una finestra e a inviare un messaggio al fidanzato, che si trovava in Toscana: "Non mi sento bene". Fu lui, alle 4.30, ad allertare i soccorsi. Quando i sanitari e i vigili del fuoco arrivarono, la concentrazione di monossido era altissima: Patrizia Pontani era già priva di vita, mentre il marito, in condizioni disperate, morì due settimane più tardi in ospedale. Gli accertamenti tecnici condotti durante la perizia hanno permesso di ricostruire nei dettagli la dinamica dell'accaduto. Secondo i consulenti nominati dal tribunale e dal pubblico ministero Andrea Gondolo, il tubo di scarico dei fumi non era stato correttamente ancorato alla parete: mancavano le staffe di fissaggio che avrebbero dovuto mantenerlo stabile. Alla prima accensione, il condotto si è quindi spostato dalla sua sede, permettendo ai gas di scarico di fuoriuscire nell'ambiente interno.