di
Rinaldo Frignani
L'esperto: «Dopo Ankara nella Nato qualcosa si muove, ma il problema è politico: l'anno prossimo ci sono le elezioni in vari Paesi. Trump pensava che gli europei si armassero dagli americani, ma non sarà così»
«Sinceramente trovo abbastanza improbabile che Washington possa cedere la propria tecnologia a Kiev per la produzione in loco dei missili Patriot, perché le normative americane sono molto rigide e conservative». Il generale Vincenzo Camporini, già capo di stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica, esperto in strategia militare e geopolitica, preferisce seguire la strada della prudenza dopo l’annuncio del presidente Donald Trump durante la riunione della Nato ad Ankara di voler concedere all’Ucraina la licenza per produrre i missili intercettori per difendere il suo territorio.
Generale, perché ha dei dubbi?«Perché al momento non sappiamo nulla dell’accordo che è stato annunciato. Non sappiamo che tipo di contratto potrà essere stipulato fra la Lockheed Martin, la casa produttrice dei Patriot, e la controparte ucraina. In particolare, se gli americani forniranno le parti dei missili che l’Ucraina si limiterà ad assemblare oppure se gli ucraini produrranno da soli il Patriot su licenza degli Usa. Mi sembra un’operazione abbastanza complicata, a cominciare dal fatto che proprio la cessione di queste tecnologie è un processo complesso, che richiede molto tempo».











