| 9 Luglio 2026 15:03 |

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(Adnkronos) – Il via libera alla cessione all’Ucraina della licenza per la produzione di missili intercettori per il sistema di difesa Patriot, per consentire l’avvio della produzione già entro due o tre mesi, di Donald Trump ieri ad Ankara, si presenta come una svolta positiva – data l’incapacità di Kiev a intercettare missili balistici, a fronte del successo crescente nel bloccare droni e missili da crociera – ma è ancora troppo vaga per poter essere considerata davvero così. Ed è accompagnata dal prevedibile ‘nyet’ all’invio all’Ucraina di missili intercettori dei magazzini Usa, in carenza come quelli degli alleati nel Golfo e in Europa. “Ne abbiamo, ma non così tanti. Anche noi ne abbiamo bisogno”, ha constatato il Presidente americano, nel momento in cui si stima che le riserve degli Stati Uniti non saranno ricostituite almeno fino al 2028, anche tenendo conto del recente aumento della produzione. La sconsolante sintesi strategica è che la Russia produce più missili balistici di quanto gli Stati Uniti riescano a produrre intercettori.

La promessa di Trump è vaga perché il Presidente americano non ha precisato se Kiev sarà autorizzata a produrre i Pac-2 o i Pac-3, missili con capacità di gran lunga superiori. Lo stesso Trump ha poi ammesso di non aver ancora informato le compagnie produttrici (Lockheed Martin e Rtx Corporation, già Raytheon) della decisione annunciata ieri a Volodymir Zelensky. Non è poi chiara la disponibilità delle componenti cruciali per la produzione degli intercettori e i tempi dell’apertura di una intera catena di rifornimento di queste componenti all’Ucraina che dovrà poi aprire una fabbrica, ghiotto obiettivo per le forze di Mosca, che dovrà quindi essere protetta da batterie di Patriot da sottrarre altrove.