Lo hanno conosciuto attraverso Radio Maria, o dai social, dove tra una lettura del Vangelo e una battaglia contro la lobby gay, l'ex deputato sarebbe riuscito a convincere decine di persone a regalargli ingenti somme di denaro nelle "scommesse collettive"
Le vittime di Mario Adinolfi sono disperate e chiedono giustizia. Tra loro ci sono professionisti e impiegati, ma anche persone fragili che rischiano di non riuscire più a pagarsi le cure. Tutti raccontano di essere finiti nella trappola della cosiddetta «Scommessa collettiva», il circuito di investimenti lanciato dall’ex deputato e fondatore del Popolo della Famiglia, senza sapere davvero a cosa andavano incontro. Dopo un giorno di arresti domiciliari per truffa ed evasione fiscale, Adinolfi ha affidato una nota al proprio avvocato per dichiararsi innocente: «Non mi sono mai arricchito sulla pelle degli altri». Le somme affidategli sarebbero circa cinque milioni di euro complessivamente, secondo quanto accertato finora dalla Guardia di Finanza. I nomi di una decina di persone offese compaiono nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Roma, mentre altre circa dodici sono assistite dall’avvocato Stefano Brustia. Intanto, scrive il Messaggero, c’è chi è ricorso al Tribunale civile di Roma, che ha già disposto il sequestro di circa 90mila euro di beni riconducibili all’ex parlamentare.










