Mohamed Halimi si trova nei pressi della Palestra Popolare Dopolavoro Ferroviario di Velletri. È arrivato da poco in una casa famiglia di questa zona dei Castelli Romani, lasciandosi alle spalle un periodo decisamente nero. Il suo viaggio parte dal sud della Tunisia, il suo Paese natale. Prima di imbarcarsi, la tappa nella capitale Tunisi è stata un incubo: giorni di attesa in condizioni pessime, in una situazione che ricorda quella di un carcere. Aspettava quel barcone per l’Italia che la sua famiglia, tra mille sacrifici, era riuscita a pagargli. Con l’obiettivo di raggiungere il fratello gemello, già arrivato in Italia quando era ancora minorenne. Poi, la traversata: diciotto ore in mare aperto, con le onde che non sembravano volersi calmare mai.
L’arrivo a Lampedusa però non è stato l’inizio di un sogno. “A Lampedusa mi sembrava di essere in galera“, racconta Mohamed al Fattoquotidiano.it. Dopo qualche giorno nell’hotspot, viene trasferito a Catania. Lì resta quindici giorni, prima di scappare in treno verso San Severo, in provincia di Foggia, dove viene accolto in una casa famiglia. Poi il destino lo porta in provincia di Roma in una struttura simile. È qui che Mohamed nota due ragazzi con il borsone, appena scesi dall’auto del maestro Carmine Cristini dopo una sessione di sparring in un’altra struttura. Mohamed non parla ancora bene l’italiano, ma uno dei due giovani atleti è un suo connazionale. Trova il coraggio e chiede: “Posso venire anch’io in palestra?“.






