di
Elisabetta Andreis
Akrem Aouina viene definito il pugile intellettuale, ma la sua testa è forgiata quanto i pugni. E quando non è in gara, lavora come personal trainer. Allena altri ragazzi, tra cui anche rapper famosi. Fidanzata? «Non c’è tempo», dice
Ci sono uomini che salgono sul ring per vincere. E altri che ci salgono per non tornare indietro. Akrem Aouina, peso weltwr, appartiene alla seconda categoria. «Credo nella legge dell’attrazione: pensi intensamente a quello che vuoi e vinci». Lo chiamano il pugile intellettuale, ma la sua testa è forgiata quanto i pugni. Sette fratelli, 31 anni. Uno studia ingegneria a Ferrara, un altro tira di boxe a Padova. Gli altri li sta portando piano piano in Italia. Akrem è arrivato il 26 agosto 2016 in barcone, dalla Tunisia in fiamme. Prima il quartiere povero di Kabaria, sud di Tunisi: «Lì o ti fai rispettare o ti mangiano. Non c’è alternativa». Due amici accoltellati a morte, altri in carcere. La boxe all’inizio non era poesia, era ricerca di rispetto e sopravvivenza: «Volevo diventare uno che sa difendersi, picchiare». Poi i maestri, la disciplina, la scoperta della bellezza dello sport. In meno di un anno era già in finale. «Mi hanno raddrizzato anche la volontà, mi hanno fatto focalizzare sull’obiettivo, diventare un adulto. Il pugilato da professionista è soprattutto controllo, testa».






