È una storia di riscatto di quelle che solo la boxe sa regalare. Una storia di una famiglia con mille problemi, di conti che a fine mese non tornano mai. Di un padre problematico e assente, di una madre costretta a barcamenarsi fra lavori e lavoretti per crescere il suo unico figlio.
Di un ragazzino che non ha mai conosciuto la stabilità di una famiglia felice e che, inquieto e un po’ solo, per anni ha sfogato la sua rabbia studiando poco (solo la terza media) e picchiando molto in risse e scazzottate. Fino a quando la madre, sua ancora di salvezza, per incanalare la rabbia "mi ha spinto a entrare in una palestra per non perdermi" per imparare a menare le mani in modo pulito. E lui, che era sportivo sin da bambino, "mi piaceva la mountain bike ma poi nessuno poteva portarmi a fare le gare e gli altri bambini avevano sempre modelli fiammanti e io un catorcio", "ho trovato la mia strada e la mia passione con la kick boxing e poi col pugilato.
Ero il primo a entrare e l’ultimo a uscire. Al Top Ring di Seregno ho indossato i guantoni e ho imparato a fare pugilato". Non violenza da strada, ma metodo, disciplina sportiva, classe, "ho imparato a conoscere me stresso e a conquistare l’autostima che non avevo".







