E’ cresciuto dove la boxe ha qualcosa di magico, dove il ring è palestra di vita e al tempo stesso arte. Poi ha scelto diversamente: a Cuba non si sentiva più a proprio agio, ha cambiato, ha rischiato per farlo. Adesso l’Isla di Angelo Morejon, nato 30 anni fa a L’Avana, si chiama Alto Reno Terme, vicino Bologna. Sabato sera sarà uno dei protagonisti della grande riunione del palazzetto dello Sport di Viale Tiziano, organizzata dalla Federazione pugilistica italiana per celebrare i 110 anni, in collaborazione con TAF (The Art of Fighting) e De Carolis promotions. Quattro match titolati. C’è anche un mondiale, quello femminile dei leggeri Ibo tra Pamela Noutcho, l’infermiera del Maggiore di Bologna, e Jenny Tulcan. Morejon contenderà al romano Antonio Carlesimo il titolo italiano dei pesi massimi.

Angelo Morejon, un match che si preannuncia scoppiettante.

“Carlesimo è un pugile forte, che viene avanti. Io sono un tecnico, mi definirei anche intelligente. Sto bene, ho fatto sparring di qualità senza lasciare nulla al caso. Con il mio avversario ci completiamo bene, sarà un match molto spettacolare”.

Cubano, peso massimo, si sarà ispirato al mito Teofilo Stevenson?

“In realtà no. La mia fonte di ispirazione è Erislandy Lara, mi è sempre piaciuta la sua tecnica, il suo modo di stare sul ring”.