La boxe è uno dei pochi sport senza ipocrisia, con gli avversari che si detestano e possono anche dirlo. Così senz’altro è per Dario «Spartan» Morello e Yassin Hermi, che stasera daranno vita al match di cartello della riunione TAF 9, al centro Pavesi di Milano: in palio il titolo italiano dei pesi medi, ma anche il salto di qualità per carriere con percorsi diversi come diverse le loro età: a 32 anni Morello aspetta una chance europea, mentre a 23 Hermi vuole riprendere l’ascesa interrotta lo scorso dicembre perdendo contro Comert in Germania. I due non si sono mai affrontati, è il match che gli appassionati italiani aspettavano, come ha sottolineato l’organizzatore Edoardo Germani: «È da un anno che stavamo cercando di avere Morello contro Yassin su un ring, sentivamo l’attesa del pubblico». Parole confermate dalla prevendita, un tutto esaurito da 1.200 posti. La storia di Morello, calabrese di Fuscaldo, Cosenza, da più di dieci anni trasferitosi a Bergamo, è rara in una boxe italiana in cui è più conveniente rimanere finti dilettanti, prendendo uno stipendio statale, che mettersi in gioco nel professionismo. Non una storia stereotipata, vista la cultura universitaria di Morello e l’assenza di una retorica della povertà, spesso inventata per giustificare la pratica di uno sport durissimo. Professionista Morello lo è diventato a 22 anni, rinunciando alla prospettiva delle Olimpiadi di Rio: nel 2017 diventa campione italiano dei welter battendo Loriga, poi entra nel giro delle cinture internazionali, quel delirio di sigle e denominazioni che confonde l’appassionato occasionale: WBO Global, Europeo UBO, WBC Mediterranean dopo il passaggio ai medi. Una sola sconfitta per un pugile integro, che a Milano e dintorni ha combattuto 12 volte, di cui 6 all’Allianz Cloud, e che ha un record di 24 vittorie e una sconfitta.