ROMA — “Non ho mai capito perché la boxe è chiamata la nobile arte. Non capisco cosa ci sia di nobile in due che salgono sul ring pronti a gonfiarsi di botte. Noi pugili siamo la versione nuova dei gladiatori, libera perché la scegliamo. E non prendiamoci in giro, la violenza fa parte dell’uomo, devi solo controllarla e impararla a gestire”. Dario Morello, calabrese di Fuscaldo Marina, in provincia di Cosenza. Non usa mezze misure. Parla del pugilato, della sua storia e del suo avversario, Yassim Hermi. I due saranno sul ring sabato al Centro Pavesi di Milano in un evento organizzato da Taf (The Art of Fighting), in paio il titolo italiano dei pesi medi.

Morello, una vigilia piena di provocazioni e storie tese con il suo avversario.

“Se vogliamo estenderci a un pubblico che non è solo di appassionati dobbiamo dargli un motivo di interesse e a volte un po’ di scena non guasta. Però Hermi fa eccezione, lo tengo sul c…. veramente. È un bullo di periferia, in conferenza stampa voleva darmi uno schiaffo. Voglio proprio vedere se riesce a darmelo sul ring”.

Dichiarazioni che farebbero pensare a una storia sofferta, da boxe americana.

“È fuori strada. Da bambino ero un bamboccione viziato da mamma e nonne, mangiavo come un maledetto e tutto mi era concesso. Caratterialmente ero molto socievole, ma c’era sempre il bulletto di turno che rompeva le scatole. All’inizio niente di che, poi la situazione è peggiorata fino a diventare bullismo”.