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Non c’è ancora un mandante, né tantomeno un movente dell’attentato a Sigfrido Ranucci, ma c’è già chi chiede la testa del conduttore a causa della sua amicizia con Valter Lavitola. Proviamo a fare chiarezza, per quel che si può.
Lo ammettiamo: questa vicenda dell’attentato a Sigfrido Ranucci è un gran casino. E non ci vogliamo avventurare in ipotesi e congetture che lasciano il tempo che trovano. Soprattutto nella situazione attuale, in cui ancora non è chiaro né il mandante, né tantomeno il movente. Però, cinque o sei cose si possono comunque mettere a terra, per evitare che questa vicenda diventi l’ennesimo regolamento di conti all’italiana, quando basta il venticello della calunnia, o anche solo quello dell’insinuazione, per accendere le macchine del fango, per regolare i conti, per sbarazzarsi dei nemici. Prima cosa: Sigfrido Ranucci è la vittima, in questa storia. Era sua l’auto sotto cui è stata messa della gelatina da cava, un esplosivo ad alto potenziale usato generalmente dalla criminalità organizzata per uccidere. Ed erano lui e sua figlia le persone che hanno rischiato di rimanerci secche, quando quella bomba è esplosa. Seconda cosa: Valter Lavitola non è (ancora) il mandante dell’attentato a Ranucci. Ci sono indizi su di lui, cose che non tornano. Ma allo stato attuale è un semplice indagato, una suggestiva ipotesi investigativa, visti i precedenti del personaggio, l’amicizia tra i due, rivendicata da entrambi. Tuttavia, non ci risultano confessioni o conclamate evidenze, allo stato attuale. Quindi, calma e gesso. Terza cosa: oltre a non esserci un mandante, non c’è nemmeno un movente. Certo, Lavitola parla delle sue idee su una possibile candidatura di Sigfrido Ranucci, lo blandisce come potenziale leader politico. Ma anche qui: non ci risulta che i morti possano essere candidabili. E gli inquirenti accusano Lavitola di tentata strage, ricordiamoci pure questo. Quarta cosa: Ranucci, dopo la bomba, non si è candidato da nessuna parte. Non ha lasciato Report, non ha usato l’attentato per ergersi a leader politico e il suo nome non è mai uscito in nessuna discussione su un eventuale leader di centro sinistra. Ci fosse, o ci fosse stato, un progetto politico, qualche evidenza di quel progetto sarebbe dovuta emergere, no? Quinta cosa: le carte delle indagini lasciano altre piste aperte. Chi è “Corrado”, la persona a cui non bisogna far arrivare gli investigatori, di cui parla uno dei quattro presunti autori materiali dell’attentato? Perché nessuno sembra essere interessato a questa pista? Sesta cosa, già che ci siamo: non c’è ancora né un mandante, né un movente, ma già c’è chi come il direttore degli approfondimenti Rai Paolo Corsini, il datore di lavoro di Ranucci, dice che “Ranucci dovrà chiarire”. E ci sono colleghi come il direttore di Libero Alessandro Sallusti che da giorni spingono perché la Rai sollevi Ranucci dalla conduzione di Report Insomma: se c’è un progetto politico in campo, per ora, è quello di chi vuole veder rotolare la testa di Ranucci. E per come si stanno mettendo le cose, sembra essere un progetto ben avviato.










