di
Annamaria Barbato Ricci
Nata e cresciuta sotto la dittatura militare, la pittrice argentina Quintana apre il laboratorio a Nocera (Sa). Nel 2002 era rientrata con la famiglia nella città d’origine per il default economico di Buenos Aires. Qui si è rifatta una vita, ha trovato l’amore e rispolverato abilità e passioni: ora insegna a nonni e ragazzi
Oggi nel suo laboratorio insegna l’arte del disegno e della pittura a nonni e ragazzi, italiani e stranieri, funzionari di banca e pianisti. In provincia di Salerno. Ma la storia di Marta Cecilia Quintana comincia venticinque anni fa in Argentina, quando il default dell’economia innesca il controesodo di quanti - specie tra i figli di italiani o spagnoli - per sfuggire al disastro si mettono a fare la rotta degli avi al contrario. Lei - nata e cresciuta sotto la dittatura militare, con amici di famiglia desaparecidos - ai tempi aveva 33 anni ed era un’artista visiva. Si ritrova con la sua famiglia fra gli espatriati. Circa cinquant’anni prima la madre, Antonietta Visconti De Maio, era approdata bambina a Buenos Aires coi suoi genitori. Qui aveva conosciuto il padre delle sue figlie, Hugo Aquiles Quintana, ingegnere agrario, che le fece abbandonare il lavoro di ballerina di flamenco.









