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Claudio Bozza

L'ex M5S potrebbe trasformare in partito la sua associazione Schierarsi, dopo l'estate scioglierà la riserva per le Politiche. Conte mette le mani avanti: non sarà mai un nemico

Ma «Dibba» si farà partito? Alessandro Di Battista — tribuno orfano di Beppe Grillo e antisistema con discreto seguito — è sempre più accreditato come il possibile «Vannacci di sinistra» alle prossime elezioni politiche. Un alter ego del generale, insomma, ma come «guastafeste» del Campo largo. L’obiettivo? Dragare voti al Movimento Cinque stelle, suo ex partito, e pure a sinistra. Senza disdegnare i consensi «rossobruni». Dibba per ora ha il contenitore: Schierarsi, l’associazione fondata nel 2023 con cui sta facendo politica «dal basso». «Ma bisogna vedere se avrà le p... per misurarsi davvero alle elezioni», osserva velenoso al Corriere un suo vecchio sodale.

Per capire se Dibba scenderà davvero in campo bisognerà aspettare ottobre. Pro Pal, pro Putin, anticasta, antimedia e antitutto, negli ultimi tempi, il fu grillino radicale sta battendo palmo a palmo l’Italia con i banchini per raccogliere le firme per il referendum per chiedere l’abolizione del finanziamento pubblico ai giornali. L’obiettivo sono 500 mila firme, il minimo per indire un referendum: mancano 25 giorni per riuscirci, ma i «Dibba boys & girls» sono a buon punto. Un’asticella importante, che se verrà superata aumenterà le pressioni su «Ale». Perché allora la «macchina» dei volontari di Schierarsi — guidata da Luca Di Giuseppe, abile smanettone 30enne specializzato nella costruzione di campagne di comunicazione politica — potrebbe chiedere con forza a Di Battista di candidarsi, forte appunto di questa «base» da mezzo milione di persone.