E così Alessandro Di Battista, il “Dibba” nazionale, prepara il ritorno in scena in vista delle elezioni politiche del 2027. Un Vannacci di sinistra, dice di lui qualcuno, nel senso degli effetti che potrebbe avere sul Movimento 5 Stelle guidato da Conte. Un secondo Vannacci, dice qualche altro che sa bene come il “Dibba” sia contrario a dichiararsi di sinistra o di destra. Eppure, il movimento a cui vorrebbe dar vita si chiamerebbe proprio “Schierarsi”, e la sensazione è che il “Dibba” punti a sottrarre voti a entrambe le coalizioni, un po’con il posizionamento “ProPal” in ambito Medio Oriente, e un po’ con quello pacifista che rischia di confinare con il filoputinismo di Conte e Salvini. E poi fiancheggiando tutto ciò che si muove nella società, l’antigarantismo e la difesa dei magistrati che erogano condanne severe, la battaglia contro i contributi pubblici ai giornali (per la quale ha già raccolto oltre 270 mila firme, una buona prova per le 60 mila che servirebbero per presentare le liste l’anno prossimo) e via, con una fantasia che ricorda quella di Pannella e il suo eterno conflitto contro la “partitocrazia” della Prima Repubblica. Inoltre, rispetto ai suoi vecchi compagni grillini, “Dibba” ha un patrimonio tutto da spendere: ha fatto una sola legislatura, non ha chiesto eccezioni rispetto alla regola che prevedeva non più di due mandati, per un po’è sembrato ritirarsi dalla politica, pur senza abbandonare un’assidua presenza in tv. Quando è uscito dal Parlamento ha assistito a distanza alla “contizzazione” dei 5 stelle, al progressivo abbandono di Grillo (che ora però torna alla carica con il tentativo giudiziario di reimpadronirsi del simbolo del Movimento 5 Stelle), alla crescita della leadership dell’ex-premier dei governi gialloverde e giallorosso, che Di Battista non ha mai avversato più di tanto, pur essendo assolutamente contrario alla scelta di allearsi organicamente con Schlein e Avs. “Schierarsi”, dunque, ma con chi? “Dibba” ancora non lo dice, così come non conferma che guarda alle prossime elezioni. Ma se abbiamo capito, se lo farà – e lo farà – si schiererà contro tutti, rendendo ancora più a rischio, per centrodestra e centrosinistra, raggiungere la fatidica soglia del 42 per cento prevista dalla nuova legge elettorale per ottenere il premio di maggioranza.