di Fabrizio Roncone

Mentre Giggino Di Maio va in giro come un sultano e insegna a Londra, mentre Roberto Fico fa il governatore della Campania, Alessandro Di Battista può diventare il Vannacci del campo largo

Gira voce che Alessandro Di Battista abbia intenzione di rimettersi a fare politica con un partito tutto suo. Me lo ricordo insieme a Luigi Di Maio e Roberto Fico sul palco di Beppe Grillo: che, cattivo com’era, li presentava un po’ come fossero le sue cheerleader a 5 Stelle. Il loro progetto era di inoculare nel Paese il virus dell’”Uno vale uno” (ci sono riusciti, purtroppo) e di aprire il Parlamento come una scatola di tonno (hanno fallito, per fortuna). Una vita fa, comunque.

Beppone è sparito, dopo che Giuseppe Conte gli ha sfilato il partito. I suoi ragazzi hanno avuto invece destini diversi: Giggino ha fatto un sacco di soldi, gira scortato come un sultano e insegna al King’s College di Londra (un po’ Bel-Ami di Pomigliano d’Arco, un po’ Mago Silvan), mentre Fico —zitto zitto — è riuscito a rimettersi seduto su un’auto blu (fa il governatore della Campania).

Dibba, 47 anni suonati, è quello rimasto a piedi. E con il conto corrente a secco. Così prima ha provato a fare il falegname, ma era troppo faticoso. Poi, nel luglio del 2020, lo becco a Ortona vestito da barman sulla spiaggia privata dell’hotel Katia: sta lì, dentro un chiringuito, con la bandana, a criticare Draghi e a sbagliare Negroni. No, non è roba per lui. Allora ci prova con i documentari. A Sky, però, ci cascano solo una volta: telespettatori imbufaliti, l’account di Sky Atlantic costretto a rimuovere il tweet con cui annunciava la messa in onda del programma; Aldo Grasso lo definì «il più brutto dell’anno».Dibba, comunque, non si perde d’animo. E con la moglie Sahra Lahouasnia (una delle donne più pazienti del pianeta) e il figlio Andrea, appena cucciolo, parte per il Sud America. Autostop, muli, giacigli di fortuna. Guatemala, Chiapas. Dibba, tipo il Che, nella parte del rivoluzionario. Poi, una sera, chiede ospitalità. Solo che alcuni ricercatori italiani avvertono i companeros: «Guardate che quello in Italia fa il furbetto…». Parte l’hashtag: “DiBattistaFueraYa”. Scappa, lo inseguono, torna in Italia. Ora gira per teatri con uno spettacolo e rimedia qualche ospitata tv. Non ci campi, è chiaro. Forse meglio trasformare la sua associazione, “Schierarsi”, in partito. E sperare di diventare il Vannacci del campo largo. Magari candidando anche la mitica Francesca Albanese, Nostra Signora dei Pro Pal.