"Il Rapporto fotografa un’Italia che cresce nei fondamentali economici, ma non corregge alcune fragilità strutturali". È netto Emmanuele Massagli, professore dell’Università Lumsa, consigliere del Cnel e presidente di Aiwa e della Fondazione Tarantelli.

Quali sono le fragilità persistenti? "La prima è il declino demografico, con conseguenze dirette su un welfare fondato sul lavoro e sui contributi. La seconda è il divario di genere: l’occupazione è a livelli record, trainata anche dal tempo indeterminato, ma il tasso femminile resta sotto la media europea. La terza è la stagnazione salariale, che riduce ricchezza diffusa e produce precarietà percepita anche con contratti stabili".

Partiamo dalla demografia. È solo un problema di nascite? "No. Il declino demografico non riguarda soltanto la natalità biologica, cioè meno figli. Riguarda anche la natalità economica: meno imprese, meno brevetti, meno fiducia nel futuro. Sono crepe interdipendenti, soprattutto sul piano culturale. La politica non può generare fiducia per legge, però può rendere più favorevole l’ambiente in cui famiglie e imprese decidono di rischiare".

Che cosa significa, in concreto? "Vuol dire costruire servizi pubblici e mercato del lavoro a misura di famiglia. Va in questa direzione la certificazione per la conciliazione tra vita professionale e vita privata promossa dal ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità e incentivata dal decreto Primo Maggio. Ora bisognerà valutarne gli effetti. Le misure devono incidere sulla vita quotidiana, non soltanto trasferire risorse".