HomeMilanoCronacaHydra, le confessioni di ‘Scarface’. Io, re delle truffe tra Catania e Milano: "Sono nato nel sistema delle tre mafie"L’alleanza di cosa nostra, camorra e ’ndrangheta. La parabola dei raggiri cominciata ad appena 18 anni "I riti di affiliazione non si tengono più. Ma ero considerato di famiglia, mio figlio battezzato dal boss".William Alfonso Cerbo, detto ‘Scarface’Ricevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguici"I baffi glieli fai portare al gatto". Con queste parole il “reggente“ del clan catanese Mazzei, Sebastiano Mazzei, incaricava William Alfonso Cerbo, pentito nel processo Hydra, di continuare, all’interno della criminalità organizzata, a fare quel che gli riusciva meglio: arricchire le casse del clan con le bancarotte fraudolente, maneggiare società “vuote“ al solo scopo di farle fallire. È quanto racconta Cerbo, detto “Scarface“, oggi collaboratore di giustizia, sentito ieri al banco dei testimoni nel processo Hydra, nell’aula bunker di Via Filangieri. Parla dietro a un paravento bianco e conferma in molti punti i verbali degli interrogatori resi ai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane.
"Non si vive più in un’epoca nella quale serve un rito di affiliazione – ha detto –. Ero una persona di famiglia". Vale a dire che "la mia caratura criminale era più forte di quella di un affiliato: sono diventato il compare di Sebastiano Mazzei (figlio del boss Santo). Mio figlio è stato battezzato da un membro della famiglia del clan", ha svelato.











