Giacca e pantaloni verdi, camicia sotto il completo e mocassino ai piedi. Pochi secondi di visibilità e poi è stato coperto da una parete. Il catanese William Cerbo è stato il primo super testimone del processo, troncone ordinario, scaturito dall’inchiesta Hydra che ha ricostruito l’alleanza criminale fra Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra in Lombardia. L’atmosfera che si respirava ieri mattina nell’aula bunker di San Vittore ricordava quella dei maxi-processi. L’esame da parte dei pm della Dda di Milano continuerà per altre udienze.
Cerbo, chiamato “Scarface” per l’adorazione (quasi maniacale) che nutre per il personaggio interpretato da Al Pacino nel capolavoro di Brian De Palma, è stato invitato a raccontare la sua “carriera” criminale fra Catania e Milano. L’uomo ha già collezionato, infatti, una condanna per associazione mafiosa alle falde dell’Etna per la sua “appartenenza” al clan Mazzei, meglio conosciuti in Sicilia come i “carcagnusi”.
Qualche mese fa, il catanese ha deciso di collaborare con la giustizia. Nessuno se l’aspettava. Eppure è successo. Il pentito ha riferito al Tribunale dei rapporti con gli altri gruppi mafiosi e camorristici. Cerbo si è anche dilungato sulla gestione di una discoteca a Catania che gli fu assegnata dopo che si “era comportato bene” in una precedente carcerazione. «Una delle più famose che con me cominciò ad andare anche meglio», si è vantato “Scarface”. La sua attività, in Lombardia, si sarebbe concentrata a Buccinasco, Paderno Dugnano e altri centri vicini. Cerbo si sarebbe attivato nella vendita di materiale edile attraverso delle società infiltrate dalla criminalità organizzata.










