HomePesaroCronacaStrage di via dei Georgofili. Carabiniere inalò amianto, mezzo milione ai familiariIl maresciallo fu tra i primi a intervenire e a scavare tra macerie e polvere. Morì a 56 anni per mesotelioma pleurico. Riconosciuta la causa di servizio.La strage di via Georgofili, a Firenze, costò la vita a cinque persone, decine i feritiRicevi le notizie de il Resto del Carlino su GoogleSeguiciHa passato una vita nell’Arma dei carabinieri. Tra gli interventi che hanno segnato la sua carriera ed anche la sua vita c’è stato quello dopo la strage di via dei Georgofili, a Firenze, quando fu tra i primi a scavare tra le macerie per cercare i sopravvissuti. Ma in quel luogo devastato dall’esplosione c’erano, dispersi nell’aria, amianto e polveri pericolose. Anni dopo quel carabiniere è morto. Aveva 56 anni ed è stato ucciso da un mesotelioma pleurico. Oggi, dopo 13 anni di battaglia giudiziaria, il Tribunale di Pesaro ha stabilito che quella malattia è legata all’esposizione all’amianto in diverse occasioni durante il servizio e ha riconosciuto il maresciallo capo G.G., originario di Fano, vittima del dovere. È una decisione definitiva, perché non impugnata, e obbliga il Ministero dell’Interno a riconoscere agli eredi i benefici previsti dalla legge. Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona), il loro valore complessivo è di circa mezzo milione "tra cui la speciale elargizione di 290mila euro – si legge in una note dell’Ona -, gli assegni vitalizi di 2300 mensili, e i relativi arretrati maturati nel corso degli anni per un importo complessivo di circa 500 mila euro". Il maresciallo era entrato nell’Arma nel 1975 e vi aveva prestato servizio fino al 2002. Morì nel febbraio 2013. Cinque anni dopo, la moglie e i figli presentarono la domanda per il riconoscimento di vittima del dovere, respinta dal Ministero dell’Interno. Da lì è iniziata la causa, conclusa con l’accoglimento del ricorso. "Questa sentenza restituisce dignità alla memoria del Maresciallo Capo G.G. che non è morto per una tragica fatalità, ma per aver servito il proprio Paese in condizioni che lo hanno esposto all’amianto", dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio e difensore della famiglia.