<p>Il tema di un Danish compromise, uno sconto sul capitale, che valga anche per le assicurazioni che detengono partecipazioni bancarie (e non solo il contrario, come è oggi) è finito al centro del dibattito europeo.

Nei giorni scorso il parlamento di Strasburgo ha approvato il Rapporto annuale sulla politica di Concorrenza della Commissione Europea (Competition Policy - Annual Report 2025) che ricalca sostanzialmente la versione che era già stata licenziata dalla commissione Econ.</p><p>Il testo ha così recepito integralmente il paragrafo 39, introdotto grazie all'emendamento presentato dall'onorevole Marco Falcone (Ppe), nel quale si sottolinea l'importanza di una parità di condizioni concorrenziali tra banche e assicurazioni.</p><p>Naturale il riferimento implicito al Danish compromise, che finora ha agevolato esclusivamente le banche europee nelle operazioni di fusioni e aggregazioni nel settore bancassicurativo e del risparmio gestito.</p><p>Mentre per le assicurazioni che detengono partecipazioni bancarie non è previsto alcun beneficio in termini di assorbimento di capitale.</p><p>Una questione che tocca da vicino il mercato italiano proprio nel momento in cui il risiko bancario, tra l'opas di Intesa su Mps-Mediobanca e la possibile contromossa di Banco Bpm, vedono le Generali oggetto della contesa, con Piazzetta Cuccia primo azionista di Trieste.</p><p>Grazie anche ai benedici del Danish compromise le grandi banche italiane, da Intesa a Unicredit, hanno deciso, per esempio, in passato di tenere nel gruppo il business assicurativo.