<p>L'inasprimento del conflitto tra Washington e Teheran potrebbe durare uno o due giorni, una settimana o un mese a seconda che l'Iran continui o meno i suoi attacchi contro le navi mercantili nello Stretto di Hormuz, scrive il sito americano Axios che cita un funzionario Usa.
Nella notte tra l'8 e il 9 luglio le forze statunitensi hanno lanciato una serie di potenti attacchi contro l'Iran colpendo 90 obiettivi.
Le forze iraniane hanno risposto con attacchi di rappresaglia contro due basi statunitensi in Kuwait e due in Bahrein, riducendo le speranze di negoziati per porre fine alla guerra iniziata il 28 febbraio e per la completa riapertura dello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico attraverso il quale, prima della guerra, transitava un quinto delle forniture mondiali di petrolio.
Per il momento, quindi, è terminato il flusso eccezionale di petrolio che nelle ultime settimane aveva attraversato lo Stretto, anche perché gli armatori hanno adottato un atteggiamento più prudente.</p><p>Così il prezzo del greggio Brent ieri si è spinto fino a quota 79,54 dollari al barile, salvo poi scendere a 76,63 (-1,7%) dollari al barile.
Stesso copione per il future sul Wti, salito fino a quota 75 dollari. «Riteniamo che l'Iran abbia tutti gli incentivi a prolungare questi colloqui, il che suggerisce che il premio per il rischio di guerra incorporato nei prezzi del petrolio potrebbe non scomparire completamente per diversi mesi, determinando una continua volatilità nonostante una traiettoria complessivamente ribassista dei prezzi nel medio termine», ha commentato Suvro Sarkar, analista di Dbs Bank. </p><p>La riaccensione delle tensioni in Medio Oriente ha ravvivato i timori sull'inflazione, inducendo i mercati monetari ad anticipare le aspettative sul prossimo rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed, previsto ora per ottobre anziché dicembre.










