Manifattura, moda, elettricità e gas, acqua e rifiuti. Sono i settori dell’industria toscana che sono stati fermati ieri da uno sciopero regionale indetto da Cgil, Cisl e Uil che hanno denunciato una crisi di sistema. Al governo e alla Regione è stato chiesto un piano industriale per ogni comparto e alle imprese investimenti e rinnovi contrattuali – sulla parte integrativa- per salvaguardare produzioni e salari. La protesta ha riscosso alte adesioni: il 60% al nuovo Pignone a Firenze, il 100% alla Sammontana di Empoli, 70% circa in Versilia. In cinquemila hanno sfilato a Firenze nonostante il gran caldo. Presente la sindaca Sara Funaro.
Il peso dell’industria sull’economia toscana sta diminuendo da anni, crescono gli ammortizzatori sociali nella siderurgia, nella moda, nella nautica e nell’automotive. Possono tradursi in altre perdite occupazionali.
Il presidente della regione Eugenio Giani ha incontrato una delegazione e ha annunciato un’agenda condivisa «in dieci giorni». Giani ritiene che i fondi europei, le politiche della formazione e del lavoro, con bandi per le imprese, daranno una risposta. «È venuto meno l’equilibrio tra le grandi aziende, i lavoratori e il territorio – ha detto la sindaca di Scandicci Claudia Sereni – Ho ricevuto una risposta dal ministero delle imprese. Il corteo a Firenze è stata una rappresentazione emotiva e fisica di cosa sta succedendo nel nostro paese».










