Già solo sapere con precisione il loro numero non è cosa facile. Un dato unico, ufficiale, su quante fabbriche d’armi ci sono in Italia semplicemente non esiste. Anche perché dipende da come si traccia il perimetro del settore. Ci sono le grandi aziende, alcune delle quali sono ormai dei colossi multinazionali del settore e tra le leader a livello mondiale, ma, in linea con la conformazione e le peculiarità del comparto industriale italiano, la maggior parte sono medie e piccole imprese (Pmi). Alcune a conduzione familiare da numerose generazioni.
La maggior parte produce «beni duali», cioè a scopo sia militare che civile. In pratica ci sono poche decine di grandi player e centinaia di Pmi nella filiera che, secondo le stime più recenti, vale tra i 16 e i 20 miliardi di euro l’anno. In totale, le aziende italiane attive in questo comparto sarebbero ben 1.435 (72 quelle che producono munizioni). Questi i numeri venuti fuori dal censimento più completo, affidabile e aggiornato (all’otto luglio), contenuto nell’Atlante delle aziende in Italia operanti nel settore aerospazio e difesa, realizzato dall’Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei The Weapon Watch, con sede a Genova. Uno studio della Fondazione Luigi Einaudi (del giugno 2025 e basato sul rapporto Cesi-Italia), stima in 159mila i lavoratori del settore, indotto compreso. Nel 2024 l’Area studi di Mediobanca ha invece analizzato le 100 maggiori aziende del comparto: quelle con un fatturato sopra i 19 milioni di euro e almeno 50 dipendenti. Il perimetro del settore, nel loro report, è una piramide. Al vertice i due colossi statali Leonardo (13 posto nella classifica dell’istituto di ricerca svedese Sipri sulle prime 100 aziende al mondo per fatturato militare) e Fincantieri (46 posto) che, da soli, concentrano circa l’80% del fatturato militare italiano complessivo.






