HomeEconomiaLa difesa vale 8 miliardi. L’Italia resiste ma perde terrenoIl rapporto di Teha sul primato di Roma insidiato dai mercati emergenti: incertezza e guerre. Spingono la sicurezza tra le priorità dei cittadini Ue, ma i privati non corrono alle armiCarlo Ferlito, ceo di Fabbrica d’Armi Pietro Beretta (Imago)Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciCernobbio (Como), 5 settembre 2026 – I venti dell’incertezza mettono in crisi l’Europa, che scopre, improvvisamente, che la difesa non è un tabù. Così, mentre parte del mondo viene sorvolata da droni e bombe, i cittadini europei tremano e guardano all’Unione chiedendo certezze e protezione. A cogliere questa tendenza e metterla nero su bianco arriva Teha Group che si affianca alla storica Fabbrica d’Armi Pietro Beretta, per tracciare i conti (sostanziosi) della filiera.

“L’Italia come produttore di sicurezza. La filiera delle armi leggere tra interesse nazionale e sicurezza collettiva” è il nome del rapporto, presentato all’attuale Forum di Cernobbio, che fornisce un’analisi è chiara: la successione di crisi geopolitiche ed economiche ha riportato il tema “difesa” al centro dell’agenda del Continente. A conferma di questo è da notare che il World Uncertainty Index (l’indicatore economico che misura il livello di incertezza politica ed economica nel mondo) dal Duemila ad oggi è schizzato di oltre il 1.300%. Un’impennata che ha cambiato la percezione profonda delle opinioni pubbliche. E così si arriva nel 2026, con la sicurezza che balza dal dodicesimo al terzo posto tra le priorità degli europei.