«Nonostante lo shock dei prezzi dell’energia, l’economia dell’area euro si dimostra resiliente». Questa la convinzione dei ministri finanziari espressa in un documento dell’Eurogruppo sulla posizione di politica di bilancio. I ministri indicano che «prima dell’inizio del conflitto in Medio Oriente, sussistevano le condizioni per l’espansione economica, con un’inflazione stabilizzata intorno all’obiettivo, condizioni di finanziamento favorevoli e un mercato del lavoro solido. Con l’aumento dei prezzi dell’energia che incide sulla crescita e sull’inflazione, le previsioni di primavera della Commissione indicano ora che la crescita economica nel 2026 continuerà a un ritmo più lento rispetto a quanto previsto in precedenza, per poi riprendersi moderatamente nel 2027». L’inflazione raggiungerà il 3 nel 2026 e dovrebbe rallentare nel 2027, avvicinandosi all’obiettivo del 2%. Tuttavia, l’Eurogruppo indica che «l’incertezza sulle prospettive macroeconomiche rimane molto elevata e i rischi per la crescita sono orientati al ribasso».

Tra gli argomenti in discussione nella riunione di ieri non c’è stata solo l’energia. I ministri sono tornati a confrontarsi sul controverso tema del debito comune che, sebbene non all’ordine del giorno, è stato rilanciato dalla Spagna. Il ministro dell’Economia, Carlos Cuerpo, ha infatti proposto di «ridurre la frammentazione dell’emissione del debito a livello dei ventisette Stati membri, centralizzando parte di quell’emissione». Più in dettaglio, Madrid suggerisce di creare un meccanismo per permettere alla Commissione di emettere una parte del debito degli Stati membri Ue allo scopo di sviluppare un mercato comune dei titoli di Stato, con liquidità e profondità sufficienti per promuovere un “asset” finanziario sicuro per attirare risparmio e investitori. Secondo la Spagna, se tutti i Paesi Ue partecipassero potrebbero essere raccolti sul mercato 850 miliardi di euro all’anno.