L'inflazione tornata a mordere, una crisi energetica di cui non si vede la fine, l'idea degli eurobond che non smette di irritare i frugali: lunedì l'Eurogruppo tornerà a ospitare un dibattito acceso come non lo si vedeva da tempo.
Messa da parte per un attimo la discussione sull'euro digitale, i ministri delle Finanze dell'eurozona - e il giorno dopo quelli dell'Ue all'Ecofin - si concentreranno su un presente tornato a tinte fosche. L'Eurogruppo si tiene tra l'altro parallelamente alla riunione della Comunità Politica europea di Erevan. In Armenia, il dossier energetico è in agenda ed è tutt'altro che escluso che siano centrali nei vari incontri bilaterali dei leader a margine del vertice.
E' sulla linea diretta Bruxelles-Erevan, perciò, che si potrebbe consumare l'ennesimo strappo tra i frugali e i Paesi che chiedono un bazooka economico per far fronte alla più grande crisi energetica degli ultimi decenni. A Cipro, al vertice dei 27 di fine aprile, se ne è già parlato, ma è stata solo la prima tappa di una strada impervia, che potrebbe avere uno snodo cruciale nel Consiglio europeo di giugno. L'Italia, all'Eurogruppo, porterà il messaggio che Giorgia Meloni ha già messo sul tavolo di Nicosia e che la premier potrebbe rilanciare anche in Armenia: quanto fatto dall'Ue per far fronte alla crisi energetica è un primo passo non sufficiente. L'obiettivo del governo, per ora, è insistere sullo scorporo delle spese per l'energia dal conto del deficit, come è stato deciso per la difesa. E la mancata uscita dell'Italia dalla procedura ha reso il dossier fondamentale in vista della prossima manovra.






