di

Vincenzo Brunelli

Accadde nel 2017, l'inchiesta penale fu archiviata. C'era stato un errore nella lettura dei braccialetti

Un errore incredibile, da film, di quelli smuovono l'immaginario di ogni mamma del mondo perché rappresenta uno degli incubi più ricorrenti di una donna che ha appena partorito: lo scambio di neonati. È esattamente quello che è accaduto ad ottobre del 2017 in una clinica di Avellino, quando per una svista clamorosa furono scambiate due neonate e consegnate alle madri sbagliate. Per ben tre giorni ogni madre accudì una figlia che non era la sua e se ne accorsero solo incrociandosi, per puro caso, durante un controllo medico per un gonfiore agli occhi di una delle due neonate, prima delle dimissioni. Altrimenti chissà quando ci si sarebbe accorti dello scambio.

A livello penale su aperta un'inchiesta che poi fu archiviata perché considerato “un mero errore, in assenza di dolo, per negligenza del personale addetto alla clinica, che non rileva penalmente”. Ma il procedimento civile ha altre regole e nei giorni scorsi il Tribunale di Avellino ha condannato la clinica a risarcire una delle due madri con circa 100mila euro più spese legali per i danni morali subiti. La direzione sanitaria della clinica per fugare ogni dubbio residuo poi fece eseguire anche un test del dna. Tutto ebbe inizio il 9 ottobre del 2017, quando la donna diede alla luce la piccola la quale, "per un errore occorso nelle fasi di vestizione sarebbe stata scambiata con un’altra bimba nata in concomitanza", scrive il giudice Antonio Pasquariello del Tribunale civile di Avellino. Quindi ad ogni mamma fu affidata la neonata sbagliata. La donna si accorge di uno scambio di abiti con un'altra neonata ma, stando al resoconto processuale, per la fiducia nella struttura e l’enormità dell’ipotesi di scambio dei neonati, "tale condotta non aveva comunque destato in lei alcun sospetto senza minimamente distoglierla dalle cure della neonata". A un certo punto però, il giorno 11, dopo aver portato la figlia a visita oculistica per un gonfiore agli occhi, incrocia l'altra madre e a quel punto, assalita dal dubbio, si avvicina per confrontare i numeri seriali del braccialetto. Solo allora si rende conto che il numero del braccialetto della sua bimba non corrispondeva a quello che le avevano assegnato e che ricordava a memoria.