BOLZANO. Per quasi dieci anni, dal 2016 al 2025, un'addetta contabile di una società in Zona ha utilizzato i soldi dell'azienda come bancomat privato per finanziare i suoi acquisti di lusso. Con le carte di credito societarie ha "strisciato" oltre 90mila euro tra boutique di abbigliamento, profumerie, arredamento per la sua abitazione e vacanze estive a Bibione.
Durante l'orario di lavoro, invece, ordinava ai colleghi di prelevare migliaia di euro fingendo che servissero per le piccole spese dell'ufficio. Una volta ricevute le mazzette, anziché metterle in cassaforte, le intascava direttamente. Così sono spariti altri 195mila euro.
E poi gli stipendi. Gestendo le buste paga aveva il potere di inviarsi un doppio bonifico dello stesso stipendio nel corso dello stesso mese. Attraverso questo sistema ha drenato 150mila euro per un totale - se si sommano tutti gli inganni - di quasi mezzo milione di euro. Ora quei soldi, la società, li vuole indietro.
C'è una causa civile in corso presso il Tribunale di Bolzano sfociata da poco in una sentenza che obbliga la donna a restituire 440mila euro. Ma c'è ancora la possibilità di appello per la contabile infedele.
Le testimonianze







