di Alice Scaglioni

Funziona 24 ore su 24, possiamo chiedergli di analizzare gli estratti conto della carta di credito alla ricerca di spese “nascoste” oppure affidargli la scrematura della casella di email o ancora fargli riordinare gli appunti, velocizzando il nostro lavoro. Ma la vera domanda è: che ne facciamo delle ore “guadagnate”?

Immaginate di avere un assistente personale integrato nel vostro smartphone, che funziona 24 ore su 24, a cui potete chiedere di analizzare gli estratti conto mensili della vostra carta di credito per individuare spese ricorrenti e magari nascoste. Comodo, no? Pensate poi di potergli affidare la scrematura della casella di posta ogni mattina o la creazione di report su appunti disordinati.È una delle novità presentate da Google, insieme alla funzionalità “ricerca” rinnovata, che si attiverà quasi da sola sulla base di nostri input. Il salto, in entrambi i casi, non è solo tecnico, ma anche psicologico. Non useremo più uno strumento per fare qualcosa, ma delegheremo direttamente all’AI anche una serie di azioni e di pensieri che attualmente sono solo nostri.

La responsabile della Ricerca a Google, Elizabeth Reid, ha sintetizzato così la novità: «Vi facciamo risparmiare tempo così potrete averne di più per fare ciò che vi piace». È un ritornello ciclico: ogni volta che arriva un’innovazione si promette che risparmieremo tempo per la vita personale. Eppure non succede mai: quel vuoto viene sempre riempito da altra produttività. Perché questa volta dovrebbe essere diverso? «Raramente l’innovazione ha alleggerito il nostro carico di lavoro, mentre ha prodotto più aspettative su come riempire quel tempo» spiega Silvia Semenzin, sociologa e docente di culture digitali all’Università Oberta de Catalunya. «È stato così per l’email, per lo smartphone. E l’AI segue la stessa traiettoria. Se oggi mi serve un’ora per preparare una presentazione e domani ci metterò 10 minuti, non è detto che mi regalerò 50 minuti di libertà, ma probabilmente cercherò di preparare più presentazioni».Secondo un report di Workday del 2026, condotto su oltre 3.200 lavoratori globali, il 94% dei dipendenti dichiara di risparmiare da una a sette ore alla settimana grazie all’AI, ma quasi il 40% di quel tempo guadagnato viene riassorbito nella correzione e riscrittura di output di scarsa qualità. La domanda vera, secondo Semenzin, è un’altra: «Più che chiederci se l’AI ci farà risparmiare tempo, dovremmo domandarci chi controlla quel tempo che viene liberato».