È un ondulato gigantesco giardino botanico di piante aromatiche sorvolato dai grifoni protetti che planano come alianti dall'apertura alare di quasi tre metri vigilando gli agnelli più saporiti della Croazia che masticano tarassaco, euforbia, ortiche e il prezioso elicriso (una manna per la pelle e lo skin-care), alcune delle millequattrocento specie vegetali che odorano una natura incontaminata e selvaggia tracciata da sentieri calpestati da trekkers e bikers mai invasivi. E' l'isola più grande e stretta della Croazia (405 chilometri quadrati, 66 di lunghezza e da 2 a 12 di larghezza) inanellata da spiagge sciabordate da un mare cristallino e spruzzata da borghi antichi di pescatori e contadini ma è - esclusi luglio e agosto quando è ricercata da tedeschi e austriaci rispettosi del suo paradiso naturale - anche la più silente e la meno mondana. Fuori tempo, rilassante. Se Pag è tutta formaggio e gesso e Hvar è lavanda e scampi, Cres/Cherso, romana prima e poi veneziana, è tutta elicriso e agnello odoroso.

Sulla mappa è una strana creatura allungata - tracciata tra ulivi, querceti e faggeti da strade romane di ciottoli posati due millenni fa nella settentrionale Tramuntana e solo in parte rifatte da Napoleone - che secondo gli antichi greci era il corpo di Apsirto, ucciso da Medea gettando i resti in mare che appunto si concretarono nell'isola medesima proprio là dove Giasone e i suoi Argonauti avevano trovato rifugio di ritorno dalla Colchide con il Vello d'oro. Verso l'interno incontaminato gli antichi percorsi viari oggi asfaltati si trasformano in sentieri di campagna: pietre bianche levigate nei secoli da piedi nudi e zoccoli d'asino. Ombreggiate pure da alberi carichi di mele e castagne dolci pronte per essere cotte e arrostite nei forni che arredano cascine dai muri dipinti sovente con grappoli d'uva matura. Dimore che dopo la Seconda Guerra Mondiale vennero abbandonate e lasciate in balia di leggendari fantasmi macmalici che si nutrono di olio extravergine (da mahmal, piccolo sacco contenitore di olive). Diverse semplici cascine sono state comprate e recuperate da forestieri di idioma germanico che ormai straparlano un dialetto spurio e improbabile che richiama il veneziano.