Caro Aldo,sento parlare della proposta di abolire i social ai minori di 16 anni, in alcuni Paesi anglosassoni probabilmente una legge di questo tipo è già in vigore.Domanda: in una società in cui il presidente degli Stati Uniti e la presidente del Consiglio italiana litigano furiosamente sui social quale efficacia può avere una simile proposta?Mia nonna diceva che i giovani non si educano solo con le parole e con le leggi, ma soprattutto con l’esempio. Lei che ne pensa?Sandro Verderio

Caro Sandro,vietare i social ai minorenni sarebbe come vietare il fumo ai tabagisti e il vino ai bevitori. Impossibile. I social per i minorenni sono la vita. Da lì passano gli incontri e le informazioni, le notizie e le idee, le amicizie e gli amori. Nulla rende più appetibile qualcosa quanto vietarla. E poi con le tecnologie i divieti sono fatti per essere aggirati.Sarebbe semmai necessario abolire l’anonimato sui social. Nell’interesse innanzitutto dei minori, che talora vengono predati o comunque insidiati da malintenzionati. Ma neppure agli adulti dovrebbe essere consentito aprire profili falsi o peggio ancora rubati. Obbligare chiunque a dare nome e cognome, a rendere «tracciabili» le opinioni proprio come sono tracciati i pagamenti, metterebbe un bel freno al malcostume delle calunnie, delle minacce, degli insulti.Resta da capire a quale età sia salutare esordire sui social. Il telefonino si mette in mano ai ragazzini un po’ come trent’anni fa si dava loro il telecomando. Forse esageravamo allora nel temere che i ragazzi diventassero teledipendenti. Forse esageriamo adesso nel timore che la loro vita sia dipendente dai social. Resto convinto che il pericolo di vivere esistenze virtuali, di non riuscire a maturare esperienze e rapporti nella vita reale, renda precario l’equilibrio emotivo delle nuove generazioni.