L’attenzione al momento in cui l’oggetto che abbiamo comprato smette di essere utile per noi ma conserva un valore per altri passa dal micro al macro. Dalla busta di carta che finisce nel contenitore giusto, quello che le permette di trasformarsi in un quaderno o in una scatola, all’automobile. Cioè al bene che fino a ieri valeva solo finché potevi cederlo a qualcuno a cui interessava metterla in moto: poi si trasformava in un peso, in qualcosa di cui doversi liberare anche pagando.
Da oggi non è più così. Con il via libero definitivo del Consiglio dell’Unione Europea al Regolamento sui veicoli fuori uso (ELV) il settore automotive entra in una logica che è al tempo stesso di efficienza ambientale, di efficienza economica, di efficienza sanitaria: ci fa risparmiare inquinamento, danni alla salute prodotti dalle emissioni nocive, sprechi di denaro. Questo passaggio all’economia circolare comporta poi un bonus particolare per l’Europa: siamo il blocco economico con maggiore difficoltà di approvvigionamento di materie prime e recuperare quelle contenute nei veicoli dismessi rappresenta un aiuto concreto per le imprese europee.
Il punto sui possibili vantaggi prodotti dal nuovo Regolamento è emerso dall’incontro organizzato a Roma da Elv Italia, il consorzio promosso dai Consorzi Cobat per aiutare produttori e importatori nell’attuazione del nuovo meccanismo europeo basato sulla responsabilità estesa del produttore (Epr). Questo principio, l’Epr, trasforma in legge il buon senso. Chi produce un bene non può limitare la sua responsabilità a un momento della vita del prodotto che vende: deve vigilare sull’assieme delle conseguenze che la sua azione economica determina. Se io vendo una pila che dura qualche mese e viene buttata in un campo dove fa danni per decenni non posso assumere la responsabilità solo per la breve frazione di uso del mio prodotto, devo assicurare un fine vita corretto.








