Lo scenario non è nemmeno quello abituale. La stagione del Bari riparte dalla sala conferenze di un albergo, non all'interno dello stadio San Nicola, in attesa che si comprenda la futura gestione dell'impianto. L'ambiente si divide tra totale apatia e aperta contestazione, la squadra non c'è nemmeno sul piano strettamente numerico. La netta impressione è che dalla disastrosa retrocessione in serie C siano rimaste soltanto le ceneri. Nel giorno del suo debutto barese, il nuovo direttore Pierpaolo Marino si apre a 360 gradi, prova a disegnare sogni e prospettive, ma la coltre di malcontento non si scalfisce minimamente. D'altra parte, quale futuro a lungo termine si può immaginare per un club che, norme federali alla mano (se non sorgeranno modifiche dalla nuova governance Figc), dovrà essere dismesso entro il 30 giugno 2028? A Bari, insomma, nessuno ci crede più. E la presentazione del navigato dirigente avellinese (nuovo riferimento assoluto della società) e dell'allenatore Massimo Rastelli scorre con un flusso infinito di commenti al vetriolo da parte degli utenti collegati alla diretta sui canali social del Bari. Segno ulteriore ed evidente di un rapporto dilaniato tra la città e la famiglia De Laurentiis, proprietaria del club.