Dopo 13 anni si è concluso con 6 condanne e 21 assoluzioni il processo di primo grado per i danni causati dall'alluvione di Ginosa che il 7 ottobre 2013 generò ingenti danni nel versante occidentale della Provincia ionica. La furia dell’acqua costò la vita alla ginosina Rosa Pignalosa di 30 anni, ai coniugi Giuseppe Bari di 35 anni e Chiara Moramarco di soli 25 anni entrambi originari di Altamura, ma residenti a Ginosa, e infine di Pino Bianculli 32enne infermiere di Montescaglioso, travolto con la sua auto sulla strada in contrada Pantano mentre tornava a casa dopo una giornata di lavoro in una clinica: le accuse di omicidio colposo, però, sono state dichiarate prescritte al termine dell'udienza preliminare.
A emettere sentenza, poco fa, il giudice Luana Loscanna che ha inflitto condanne (con pena sospesa) da un massimo di 1 anno e 6 mesi a un minimo di 1 anno per gli imputati. Il magistrati ha inoltre stabilito che i condannati, in solido con il responsabile civile all’epoca dei fatti denominata Autorità di Bacino della Basilicata (l’attuale Autorità di Bacino distrettuale dell'Appenino meridionale) che dovranno risarcire i danni alle parti che si erano costituite nel processo. In piedi c'erano ancora le accuse, contestate a vario titolo, di azioni e omissioni che secondo la procura di Taranto avrebbero concorso a determinare «una grave alterazione del territorio e dei centri abitati con esposizione in pericolo della pubblica incolumità e con danni alle infrastrutture pubbliche e private, reti viarie, aziende e terreni agricoli».








