FRIULI VENEZIA GIULIA - Il rapporto tra il Friuli Venezia Giulia e la grandine? Storico, intenso, in evoluzione, talmente particolare che la regione è definita l'«hot spot europeo» - cioè il luogo focale - degli eventi grandinigeni. L'interesse scientifico è tale che l'Arpa, l'Agenzia regionale per l'ambiente, ha dedicato alla grandine in Fvg un'intera sezione della sua rivista trimestrale online "Terra rara", presentata ieri a Trieste dall'assessore regionale all'Ambiente, Fabio Scoccimarro. In essa, l'Arpa integra contenuti tecnico-scientifici, articoli di approfondimento e materiali multimediali, coniugando rigore scientifico e accessibilità.
IL METODO Con questo metodo ha analizzato 28 anni di grandinate in regione, dal 1988 al 2016, con un focus poi sugli ultimi due anni, il 2025 e il 2026, giungendo a una conclusione su tutte: l'unico segnale di cambiamento climatico che si registra nel quasi trentennio è la tendenza delle grandinate a produrre meno chicchi, ma in media di diametro maggiore. Alcune variazioni ulteriori si sono rilevate nella campagna di monitoraggio 2025, dove si sono registrate 36 giornate di grandine tra aprile e settembre, un valore inferiore alla media storica 1988-2008 pari a 55 giorni. Nel complesso, la stagione è stata caratterizzata «da pochi eventi ma mediamente più estesi, con attività concentrata in pochi episodi di grande portata piuttosto che distribuita in numerose grandinate diffuse». LE PARTICOLARITÀ Altra particolarità dell'ultimo biennio, è l'orario: rispetto al passato, grandina di più sul far della sera e nelle ore notturne. Il 50% dei fenomeni, infatti, è avvenuto tra le 18 e le 24 contro il 37% della media storica. L'evento significativo si è verificato il 26 giugno, nella pianura tra le province di Pordenone e Treviso, con un chicco da 12 centimetri di diametro caduto in area veneta ma sul confine regionale, a Francenigo di Gaiarine. Il 2026, aggiorna ancora la rivista dell'Arpa, «la stagione ha esordito in maniera piuttosto vivace con diversi episodi significativi già nella prima metà di maggio».L'analisi dei prossimi mesi, dopo la fine della stagione temporalesca, dirà se si è trattato di fenomeni che si sono discostati dalla norma. Ma perché il Friuli Venezia Giulia deve fare i conti strutturalmente con questo fenomeno atmosferico? «Le cause spiegano gli esperti di Arpa Fvg vanno ricercate nella vicinanza della laguna di Grado, Marano e del mare Adriatico, fonti di umidità nei bassi strati che, spinta verso l'interno, incontra Prealpi e Alpi subendo un sollevamento orografico e intensificando i temporali». LO STUDIO Per studiare il fenomeno, in regione dal 1988 sono stati installati 367 grelimetri distribuiti uniformemente sul territorio a una distanza di 3,5 chilometri l'uno dall'altro e controllati da una rete di volontari. Su ogni supporto è collocato un pannello di polistirolo che registra le impronte dei chicchi. L'analisi evidenzia che i chicchi di diametro maggiore sono distribuiti in una fascia da sud-ovest a nord-est, parallela alla cresta prealpina con chicchi maggiori più frequenti nell'angolo sud-ovest della regione.La distribuzione geografica, inoltre, non è uniforme, perché grandina di più nell'area nord-occidentale e c'è un hot spot in quella nord-orientale. Restando alle dimensioni, la grandine Fvg è di solito composto da chicchi piccoli o medi, il diametro medio è di 8 millimetri e quello massimo osservato sui pannelli è stato di 4,6 centimetri. Ci sono chicchi, però, che difficilmente cadono sul pannello rilevatore e che sono fuori scala. Come il chicco caduto ad Azzano Decimo il 24 luglio del 2023 che detiene il record europeo di 19 centimetri diametro. Grandina di più tra metà giugno e metà luglio, conclude "Terra rara", ma i chicchi più grandi in media cadono ad agosto.









