Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiNel 1927 Edoardo Ruffini pubblicò un memorabile saggio, "Il principio maggioritario". In pieno fascismo, il grande storico del diritto prese carta e penna per ricordare che quel principio può essere elemento caratterizzante di un sistema democratico se riesce a bilanciare la forza della volontà dei più con la tutela della volontà dei meno, ed evitare così di trasformarsi in strumento di ingiusta sopraffazione. Quasi novant'anni dopo, con la riforma della legge elettorale attualmente all'esame della Camera siamo punto e a capo.

Il pensiero politico liberale ha sempre combattuto la tesi dell'onnipotenza della maggioranza, che appartiene al filone rousseauiano e giacobino, perché mette in discussione i fondamenti dello stato di diritto. Il conflitto tra liberali e democratici si è svolto, durante l’Ottocento e in parte anche durante il secolo scorso, proprio lungo questa linea di confine. Per i primi la "volontà buona" era esclusivo appannaggio delle élite colte e proprietarie; i secondi davano invece per scontato che la "volontà generale" si generasse e si identificasse col voto della maggioranza.