Selfie col casco dei vigili del fuoco in testa. Varie foto che lo ritraggono mentre, manichetta in mano (con abiti civili e senza Dpi), getta acqua su un fuoco che sembra non esserci più. Ma c’è lui, con il collega di Selargius Gigi Concu. Pubblicate su Facebook, hanno fatto esplodere un’intensa polemica social le immagini postate dal sindaco di Monserrato Tomaso Locci, legate al gigantesco incendio divampato ieri in parte nel suo territorio, ma soprattutto in quello di Selargius: un rogo che ha devastato cento ettari e rischiato di mietere vittime tra esseri umani e animali e distruggere case e edifici.
Bieca propaganda: così, in sintesi, viene bollata da tanti la pubblicazione degli scatti. Locci replica, indignato: «Invece abbiamo salvato vite. Ho messo a rischio la mia per salvarne altre, di uomini e animali. E non me lo faceva fare nessuno: come altri sindaci radical chic potevo stare seduto a un tavolo. Invece siamo andati in prima linea. Abbiamo dato una mano: io ero uno di tanti».
L’accusa: «Pagliacciate»
Le foto “incriminate” sono 67. Ci sono il Canadair, gli elicotteri, i vigili del fuoco. E due «sindaci pompieri»: così Locci definisce se stesso e Concu. Lui ha una polo, il collega di Selargius una camicia bianca. Entrambi hanno impugnato le manichette, nessuno dei due aveva dispositivi di protezione. Le reazioni? Eccone alcune, per comprendere il tenore: «Domare gli incendi è una cosa seria, avventurarsi con scarpettine senza neppure i Dpi adatti e una formazione seria può essere molto pericoloso. Fare i selfie a fuoco spento sprecando acqua e magari tenendo fermo anche un mezzo è semplicemente ridicolo». Oppure: «Si certo, perché adesso i pompieri hanno bisogno del suo aiuto e guarda caso trova anche il tempo per farsi fotografare». E ancora il parere del figlio e fratello di un vigile del fuoco: « I valori del Corpo Nazionale Vigili del Fuoco sono molto distanti da queste pagliacciate. Sono valori di persone che spesso per negligenza o speculazione della parte politica nella cura del proprio territorio, rischiano la vita, in silenzio, senza necessità di ribalta pubblica ed ostentazione. Di sicuro non si forgiano di questa becera propaganda e, soprattutto, nutrono enorme rispetto, solidarietà e sincero dolore verso chi subisce i danni degli incendi. Che sia la terra, le persone, gli animali o i loro beni. Sono cresciuto vedendo mio padre tornare a casa dopo ore, giorni e notti di lotta agli incendi. E non l’ho mai visto avere atteggiamenti da pagliaccio». I commenti sono tutti così.






