Per quasi quarant'anni la Zona di Esclusione di Chernobyl è stata uno straordinario laboratorio naturale, dove la fauna aveva riconquistato un territorio abbandonato dall'uomo dopo il disastro nucleare del 1986. L'invasione russa dell'Ucraina ha interrotto questo equilibrio. Grazie a una rete di fototrappole già installate nell'area, uno studio pubblicato sulla rivista Science documenta per la prima volta, in tempo reale, come un conflitto armato possa modificare il comportamento degli animali selvatici.
Da simbolo della catastrofe nucleare a santuario della biodiversità
Per molti il nome Chernobyl continua a evocare immagini di reattori distrutti, radiazioni e città fantasma. Eppure, negli ultimi decenni, quel territorio è diventato anche uno dei più sorprendenti esempi di rinaturalizzazione mai osservati.
L'esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare, avvenuta il 26 aprile 1986, provocò la contaminazione radioattiva di un'ampia parte dell'Ucraina e della Bielorussia. Più di centomila persone furono evacuate e migliaia di chilometri quadrati vennero progressivamente abbandonati.
L'assenza quasi totale delle attività umane – agricoltura, allevamento, caccia, urbanizzazione e traffico – consentì alla vegetazione di riconquistare rapidamente villaggi, campi e infrastrutture. I boschi tornarono a espandersi e molte specie animali, un tempo rare, iniziarono a prosperare.






