Quando nel 1986 gli abitanti di Chernobyl furono costretti a lasciare tutto nel giro di poche ore, non poterono portare con sé anche cani e gatti. Quegli animali rimasero indietro, chiusi nei cortili, nelle case, nei villaggi destinati a diventare improvvisamente fantasma. Da allora sono passati quarant’anni, e oggi i loro discendenti vivono ancora nella zona di esclusione. Alcuni di loro, però, stanno davvero “tornando a casa”: vengono recuperati, sterilizzati e adottati. Ma con una domanda che inevitabilmente li accompagna: sono ancora radioattivi?

Chi vuole adottare un cane di Chernobyl?

14 Giugno 2019

L’origine di tutto: un abbandono che non è mai stato una scelta

Il randagismo a Chernobyl nasce da una frattura improvvisa. Le evacuazioni furono rapide, definitive, e nella maggior parte dei casi agli animali non fu permesso di seguire i proprietari. Molti vennero lasciati con la promessa - mai mantenuta - di un ritorno. Nel tempo, quei cani e quei gatti hanno fatto quello che sanno fare meglio: adattarsi. I più fragili non ce l’hanno fatta, ma altri sono sopravvissuti, si sono riprodotti e hanno dato origine alle popolazioni che oggi vivono tra la centrale, i villaggi abbandonati e le foreste che hanno riconquistato il territorio.