In principio erano villaggi agricoli, comunità autonome la cui prosperità dipendeva in larga misura dal vino venduto alla vicina capitale asburgica. Grinzing, Nussdorf ed Heiligenstadt oggi fanno parte della Vienna metropolitana, che tra Ottocento e Novecento li ha inglobati senza cancellarne la vocazione vitivinicola. La maggior parte della superficie vitata cittadina si concentra ancora oggi nel XIX distretto di Döbling, a nord-ovest del centro storico, e nel XXI distretto di Floridsdorf, oltre il Danubio. Vienna può così fregiarsi del titolo di unica metropoli europea con una produzione vitivinicola di rilievo entro i confini cittadini.

I vigneti occupano circa settecento ettari e ospitano soprattutto varietà a bacca bianca come Grüner Veltliner, Riesling, Pinot Bianco e Chardonnay, accanto al celebre Wiener Gemischter Satz. La denominazione che ha contribuito a far conoscere il vino austriaco nel mondo rappresenta anche l’eredità di un sistema produttivo che ha caratterizzato per secoli le colline intorno a Vienna. Nei villaggi che circondavano la capitale non era consuetudine coltivare un solo vitigno per appezzamento: per ridurre i rischi legati al clima, alle malattie e alle differenze di maturazione, i vignaioli piantavano varietà diverse nello stesso vigneto. Le uve venivano poi raccolte contemporaneamente, pressate e vinificate insieme. L’obiettivo non era esprimere un singolo vitigno, come accade nella moderna enologia, ma garantire stabilità e continuità produttiva. «Qui il vino ha sempre avuto un ruolo centrale nella vita sociale. Per questo si è sviluppata una forte cultura vitivinicola, e con essa la necessità di produrre grandi quantità. Bere fa parte della quotidianità dei viennesi più che in molte altre città del mondo», ha raccontato Weingut Fritz Wieninger, tra i più autorevoli interpreti della viticultura austriaca contemporanea.