Milano, 9 luglio 2026 – “Il carcere è “maschio”. Una struttura pensata per gli uomini, pensata dagli uomini, che non ha la capacità di affrontare la specifica sofferenza delle donne. Le donne sono condannate a doppia pena”. Non usa certo giri di parole Susanna Ripamonti, direttrice di carteBollate, il periodico pensato e scritto dai cittadini e dalle cittadine detenute nel carcere di Bollate. È autrice con Roberta Ghidelli (curato da Giacomo Ghidelli) del libro “La pena oltre la pena. La doppia condanna delle donne in carcere”, edito da Libraccio editore.

Un libro che offre, senza cedere agli stereotipi, e attraverso le voci delle protagoniste detenute, “la possibilità di entrare nella complessità del tema”, sottolinea nella prefazione Lucia Castellano (che di Bollate è stata la direttrice per otto anni, dal 2002 al 2010). C’è una diversità fra uomini e donne, nell’affrontare il carcere. Gli uomini detenuti normalmente dicono: “Il carcere puoi viverlo o subirlo” e loro scelgono di viverlo. Le donne, invece, lo rifiutano, e questo viene letto come un segnale di disadattamento mentre invece, “è un segno di salute mentale e non di insubordinazione”. Susanna Ripamonti

Susanna Ripamonti, perché il carcere discrimina le donne?