L’operazione bancaria più rilevante degli ultimi vent’anni in Europa è prossima a una svolta: UniCredit ha di fatto assunto il controllo di Commerzbank.

Con la chiusura dell’offerta pubblica di scambio (Ops) il 3 luglio, dopo due settimane di proroga, l’istituto di Piazza Gae Aulenti ha raccolto un’ulteriore adesione del 5%, portando il totale dell’Ops al 17,6%.

Sommando questa quota al pacchetto già detenuto, pari a quasi il 30% tra azioni e derivati convertibili (3,22%), la banca italiana può potenzialmente esercitare il controllo sul 47,6% del capitale del gruppo tedesco.

Una soglia che, superando ampiamente le aspettative iniziali, dovrebbe salire fino al 49,65% in seguito all’annunciato annullamento delle azioni proprie cui Commerzbank si è impegnata.

Nonostante una posizione di evidente forza strategica, il quadro politico resta teso. Al termine di una campagna durata due anni, il governo di Berlino — azionista con quasi il 13% — ha stigmatizzato l’iniziativa: un portavoce del Ministero delle Finanze ha ribadito che l’approccio di UniCredit è “aggressivo e ostile”, definendolo “inaccettabile”.