Da diversi mesi si attende la nomina dei presidenti di due tra le più significative Autorità amministrative indipendenti, ovvero Consob e Antitrust. La prima, ha il compito di vigilare sul corretto andamento della borsa azionaria; la seconda, deve garantire il rispetto della libera concorrenza nel mercato delle imprese. Si tratta di compiti delicati e rilevanti, che vanno a impattare sul buon funzionamento dell’economia del Paese. Il parlamento ha deciso da tempo di non volersi assumere questi compiti di gestione e così ha delegato le autorità amministrative indipendenti. Moltiplicandone la loro presenza in molti settori strategici dell’economia, dei trasporti e dell’energia, dei diritti fondamentali – come privacy e sciopero - e financo della lotta alla corruzione.

Oggi le Autorità amministrative sono troppe (una dozzina). Rispondono a esigenze diverse. Dispongono di poteri e competenze multiple. Il fenomeno “erompe” agli inizi degli anni Novanta e si espande nel corso del decennio, con il varo legislativo di organismi dotati, come prescrive la legge istitutiva, di “piena autonomia e indipendenza di giudizio e di valutazione”. In particolare, l’indipendenza deve essere nei confronti della politica così come delle imprese e deve essere garantita dai criteri di nomina dei componenti delle Autorità amministrative. L’indipendenza dovrebbe essere altresì garantita anche dai diversi e numerosi soggetti competenti per la nomina: dai presidenti di Camera e Senato al Governo e al Parlamento. L’indipendenza dei componenti delle Autorità deriva anche dalla loro autorevolezza e competenza. Le funzioni svolte dalle Autorità amministrative sono di natura: “amministrativa”, diretta cioè alla realizzazione di interessi pubblici; “giurisdizionale”, attraverso l’emanazione di sanzioni a seguito di un procedimento dal tono giurisdizionale; “legislativa”, con l’approvazione di delibere, circolari e provvedimenti vari, che assumono una valenza legislativa quantomeno per i soggetti dei settori a cui sono destinate. Se questo è il quadro delle funzioni, allora è chiaro che siamo in presenza di una “deviazione” del principio della separazione dei poteri – anzi, paradossalmente le Autorità amministrative racchiudono e concentrano in sé i tre poteri classici. Da qui, la domanda: le Autorità amministrative sono compatibili con il sistema costituzionale? Da dove traggono il loro fondamento costituzionale? Una tesi è quella riferita alle materie che le Autorità amministrative regolano e che è senz’altro materia costituzionale: per esempio, la concorrenza per l’Antitrust (art. 41 Cost.); la comunicazione per l’Agcom (art. 21 Cost.), e così via. Tesi suggestiva ma debole, che porterebbe a qualificare anche l’Inps quale autorità amministrative in quanto ha lo scopo primario dell’assistenza e della previdenza ex art. 38 Cost. Altra tesi relativa al presupposto fondamento costituzionale delle Autorità amministrative è quella europea. Cioè che le Autorità amministrative, che operano nel nostro ordinamento, si ricollegano a direttive o a specifici regolamenti della Ue. Certo, collocare la legittimazione delle Autorità amministrative nel diritto europeo, vorrebbe dire farle diventare “enti autarchici della federazione europea” piuttosto che organi dello stato italiano. Pertanto, anche la tesi che le Autorità amministrative abbiano un fondamento costituzionale derivato dal diritto europeo appare debole e non persuasiva. Dopo tanti anni e numerose criticità, è giunto il momento di fare pensare a una legge “organica” sulle Autorità amministrative che le riduca e le disciplini in maniera uniforme, anche per inquadrarle e definirle una volta per tutte. Sarebbe importante anche riconoscerle in costituzione, ma procedere a una revisione della stessa è sempre un’impresa assai ardua. Allora, si faccia una legge che indichi ruolo, composizione, modalità di nomina, requisiti, competenze e attività. Ci sono alcune Autorità che potrebbero essere trasformate in agenzie, perché svolgono un lavoro di monitoraggio che può ormai essere affidato a un algoritmo. Il problema è che le Autorità nell’assenza della politica, quella vera e competente, hanno preso troppo potere attraverso l’imposizione delle loro decisioni, che vanno ben oltre la loro legittimazione e tracimano nella tecnocrazia. Le Autorità amministrative sono state pensate per semplificare i settori di riferimento e deresponsabilizzare il legislatore dal produrre norme di regolazione. Allora, tornino a essere quello che devono essere: organi di regolazione del settore che agiscono entro il perimetro competente, per favorire lo sviluppo economico e sociale attraverso la semplificazione dei problemi e non l’aggravio degli stessi. In America, dove sono nate, le Autorità sono autentico presidio delle libertà economiche e dei diritti individuali. E sono il modello da imitare.