di
Virginia Nesi
Con i guardiani dell’overtourism sull'Alpe di Siusi. «È cambiato tutto»
DALLA NOSTRA INVIATA CASTELROTTO (BOLZANO) - Michaela Prister raccoglie un avanzo di fazzoletto da terra e lo getta nel sacco bianco. Pochi passi in avanti e si ferma. Quasi sottovoce dice: «Camping abusivo». Sotto un albero, una coppia ha appena steso un telo e riposa insieme al cane. La donna accarezza il barboncino: «Non appoggia più la zampa, forse ha una spina, restiamo seduti un po’». «Mi spiace deludervi ma sdraiarsi nel prato non è la soluzione ideale». «Ah, non si può fare? Volevamo aspettare cinque minuti». «Solitamente no, meglio cercare una panchina. Se qualche turista vi guardasse potrebbe imitarvi». «Ci alziamo subito, abbiamo già capito».
Il sacro pratoQui il prato è sacro. Qui, a 1.850 metri d’altezza, nell’Alpe di Siusi, comune di Castelrotto, proteggere l’ambiente è la missione numero uno dei Südtirol Alto Adige Ranger, uomini e donne «assoldati» dalle associazioni turistiche per sensibilizzare i visitatori sui comportamenti da tenere nella natura. I ranger si riconoscono subito: divisa verde e cappellino. Girano sul territorio dalle 8 alle 17. Stipendio: 1.800 euro al mese. Prister, cinquant’anni, laureata in Arte, racconta che per una stagione ha fatto anche la pastora. D’inverno lavora come guida in media montagna. Due passi e stop: «Mozziconi di sigaretta». Altri due ancora: «Cartacce, carte di caramelle. Anche questo, lo sterco di cane, va tolto. Fa malissimo alle mucche».










